venerdì 27 luglio 2012

Mario Bros 1

Vivere all’APM per noi era sì come vivere in un alveare, dove i due ascensori del nostro edificio facevano infiniti viaggi su e giù per i 14 piani disposti a terrazzamenti che degradavano ogni due piani, ma era un alveare priviligiato. Noi abbiamo avuto una doppia, e per gli standard dei nostri lettori forse 26mq sembrano pochi, ma considerando che il nostro vicino di casa ne ha 11 a disposizione, ci sembrano più che sufficienti. Inoltre abbiamo una lavanderia, come sapete, aperta 24 ore su 24, siamo vicine al supermercato, al centro, all’università/menZa quindi non ci possiamo lamentare eccessivamente!!! Sarà per questo motivo che non ci siamo in effetti lamentate mai per la totale mancanza di acqua fredda nel lavello del bagno. In realtà ogni tanto usciva un ruscellino sottile sottile, che poi spariva subito, a giorni senza cadenze regolari. Ma ciò non bastava a non bruciarsi mentre ci lavavamo i denti o il viso, per cui per il primo mese e mezzo, ci siamo lavate il viso e i denti nel lavandino della cucina. Chiaramente, il primo giorno in cui è venuta a mancare l’acqua calda, da tutti i rubinetti e con particolare disturbo da parte nostra nella doccia, date le temperature novembrine, abbiamo telefonato immediatamente al numero datoci per qualsiasi problema. Lasciamo il numero alla signorina dalla voce fredda come la nostra acqua e dopo poco ci telefona un signore, che non parlava inglese (ammettiamo però che era più che logico – hai un problema e colui che te lo può aggiustare parla un’altra lingua). La conversazione dura pochi secondi, D. entra un pochino nel panico, ma si ricorda come si dice subito! Ed in effetti, l’efficiente idraulico dell’Apm arriva subito. Vestito con una maglia rossa brillante e una salopette grigia....per cui è stato immediatamente ed irrimediabilmente soprannominato Mario Bros. Entra, saluta e apre il rubinetto del lavello del bagno. L’acqua che fino a poche ore prima usciva tanto bollente da ustionarsi le gengive esce gelida. Allora apre l’acqua calda della doccia. Esce gelida anche quella. Scavalca lo scalino del bagno e D.&M., che lo stavano osservando stupite come se fosse la reale incarnazione del mitico Mario, arretrano inciampando. Mario Bros allora apre il rubinetto dell’acqua calda, ottenendo lo stesso risultato dei primi due. D.&M. si guardano. E adesso? I rubinetti della casa sono finiti! Mario Bros fa un sorrisone. “Bene!”, dice in tedesco. D. risponde timidamente, “Non tanto....”. “Bene per me, è un problema con le caldaie nello scantinato. Tschüss!!”, e mentre saluta, apre la porta e se ne va! Così, senza proferire altra parola, se ne va! Lasciando D.&M. strette nel corridoio largo circa 60cm, inconsapevolmente con le mani alzate in segno di saluto, ripetendo un “tschüss” veramente poco convinto ad una porta ormai chiusa.
Ovviamente, 5 minuti dopo l’egresso del supereroe di Nintendo l’acqua usciva dai rubinetti bollente come sempre.      

venerdì 20 luglio 2012

MenZa

Si parte con la tessera. Difficilissimo. Servono due fogli, un timbro e l’omino della MenZa che ti fa la tessera.
[Ricordo che senza tessera della MenZa non si va praticamente da nessuna parte, e non ti lavi i vestiti.]
Bene. Abbiamo la tessera, la carichiamo e si va a mangiare. Degli schermi indicano i piatti del giorno (in tedesco) con i relativi costi (differenziati tra Studenti, Non Studenti e boh – un’altra parola ancora sconosciuta-)
Facile, pensiamo. Basta solo capire che c’è da mangiare. Sembra tutto abbastanza chiaro.
Sembra.
Si parte e, con i vassoi alla mano, ci avviciniamo ai banconi. Qui funziona che una signora ti “impiatta” ciò che ha a disposizione e te lo porge dicendo qualcosa che io immagino (o voglio immaginare essere “buon appetito” – ma non credo, ecco-), e poi passi alla cassa a pagare.
Facile (illusi).
Il fatto è che tu credi di aver preso delle cose che costano un tot, ma la verità la vedi scritta sul display della cassiera che, potete immaginare con quale espressione dolce del viso, si aspetta che paghiate il più velocemente possibile senza possibilità alcuna di replica.
Perciò le prime settimane sono passate con il TOTOCONTO al tavolo dove mangiavamo, con l’aggiudicazione del vincitore (colui il quale era riuscito a spendere – senza per altro sapere come - meno degli altri), e con la pioggia di teorie sull’accostamento dei cibi e dei relativi prezzi.
Ora, tra i vari cibi –molto spesso poco riconoscibili nonostante il piatto in esposizione nel bancone dove questo è servito- c’è anche la possibilità di farsi un’insalata: si scelgono gli ingredienti e si arricchisce a piacimento.
Quanto costerà l’insalata?
Essa va a peso. Alla cassa.
Dopo molti tentativi che hanno visto l’accostarsi di zuppe+piatto+pane; piatto+insalata; zuppa+verdure+piatto-pane; insalata+dolce; frutta-pane+piatto-zuppa-insalata etc etc.. siamo giunti alla conclusione che si prende l’insalata da pesare, si porta l’acqua dal dipartimento e il pane da casa (quando ce lo ricordiamo), sperando di non spendere più di una certa misura oltre la quale è inutile essere venuti a MenZa.
Ce la caviamo così per questi mesi, con alcune eccezioni che potrete comprendere di un piatto ogni tanto (perché mangiare sempre la stessa cosa a menZa diventa un po’ pesante). Siamo abbastanza soddisfatti.
Qualche giorno fa, decidiamo di prendere un piatto che sembrava essere molto gustoso e, visto il tempo minaccioso, anche appropriato –a differenza della solita insalata- e si passa alla cassa convinti di dover pagare un miliardo e mezzo.
Vassoio stracolmo, 1,80 euro.
Increduli ci avviciniamo al tavolo. Scegliamo quello vicino alle finestre, così, per guardare almeno fuori. Abbandoniamo definitivamente ogni speranza e voglia di capire come dove e perché del costo del nostro pasto, e mangiamo. Tra le nuvole grigie e nere, riesce a filtrare un timidissimo raggio di sole. Ci scappa sul viso un sorriso quasi commosso. La favola del solicino che batte sul vetro è troncata immediatamente dal rumore meccanico e poco lieto dei meccanismi delle tende che automaticamente si abbassano lungo la vetrata, riportando su di noi l’ombra quotidiana alla quale viviamo e oscurando per di più la vista panoramica. Arresi agli eventi, continuiamo a mangiare, non chiedendoci più nulla. A questo punto, non lo vogliamo sapere.


Musica per la quale...

Dovete saper che, se voleste per caso ascoltare una canzone su Youtube in Germania, questo potrebbe risultare di una complicatezza nonché di un urto inimmaginabili.
Perché?
Perché nel paese in cui tutto funziona, in cui tutto è preciso e in cui “l’intoppo” è difficile da immaginare (ma ne abbiamo sgamati diversi), evidentemente c’è un problema con l’acquisizione di alcuni diritti. In particolare quelli GEMA.
Ora mi domando e dico, ma possibile voi tedeschi non avete voluto acquistare dei diritti che persino l’Italia non si fa mancare per farci ascoltare i pezzi originali dei più famosi cantanti o gruppi, ma sono costretta a sorbirmi l’audio da cani dei video live o qualsiasi altra cosa?
Per cui, chiunque continui a inviarci il link di una canzone, o chiunque l’abbia fatto, mi dispiace, ma dobbiamo confessare che non abbiamo potuto MAI ascoltare alcunché.
Adesso capiamo perché ‘sta nazione è ricca, non si perdono nelle cavolate. O meglio, non ce li fanno perdere.
 

martedì 3 luglio 2012

Biciclette e Polizei

Dato che siamo in argomento due ruote, riteniamo opportuno raccontarvi nonché avvertirvi dei pericoli che si possono incontrare ad infrangere le leggi tedesche mentre si percorrono le vie delle città in bicicletta. Per prima cosa vorremmo specificare com’è che siamo venute a conoscenza dell’esistenza delle leggi da infrangere: ovvio, per esperienza. Per esempio, noi sappiamo che se passi col rosso in bicicletta in Germania, infrangi la legge. Per caso non hai la dinamo, oppure la dinamo è montata ma non accesa? Hai infranto la legge. Devi andare da punto A a punto B e questi punti si trovano sullo stesso lato del marciapiede? Controlla prima che sei nel verso di percorrenza giusto della pista ciclabile, perché se tu non lo fossi, stai infrangendo la legge!!!  È molto semplice. Come lo sappiamo? Bene, una sera D. e M.B. decidono di raggiungere un gruppo di amici che erano stati a cena fuori. Appuntamento allo Schloss, ore 10:30 (n.b., circa un’ora dopo la maggior parte degli abitanti di BS sono chiusi nelle loro case). Il ristorante dove devono incontrare gli amici è vicino, dall’altra parte della strada. Si avvicinano al marciapiede, guardano bene a destra e a sinistra (grazie mamma), e non essendoci un’anima viva, attraversano la strada. Riprendono il percorso ciclabile e dal nulla, come se si fosse creato dal vapore, li accosta una macchina della polizia con i lampeggianti accesi! Il poliziotto urla qualcosa, D e M.B. si fermano, che vuole questo?! Il poliziotto scende, da solo. Dovete capire, questo poliziotto era e grande quando un armadio modello Pax, 2 moduli da 50 (siamo sufficientemente vicini alla Svezia da utilizzare l’IKEA come riferimento per ogni cosa), ovvero alto circa 2m (altezza media qui a BS) e largo tanto. E poi credo che il modello di arma da fuoco che è d’ordinanza qui sia circa il triplo della Beretta. Oppure questo nostro poliziotto ne aveva due, non so. In ogni modo era ben armato, eccessivamente, direi, per fermare due ragazzi che andavano a incontrare gli amici. Il poliziotto ci dice qualcosa in tedesco. D. e M.B. si guardano, e poi spiegano al gentile poliziotto che sono arrivati da poco, non parlano tanto tedesco. Allora il poliziotto spiega, in inglese, che in Germania non si può attraversare la strada con il semaforo rosso, quindi è costretto a multarli. Oh no, ma noi non ci siamo accorti che il semaforo era rosso! Era rosso. Va bene, ma non c’era nessuno. Ma se ci fosse stato, avreste causato un incidente, e questo è illegale. D. percepisce che non è il caso di disquisire sul significato della parola incidente, che ha insito in sé una certa involontarietà, ovvero un elemento fortuito che costituisce l’avvenimento, e che quindi è assurdo multare una persona per un evento involontario  e casuale che per di più non ha causato e non è ancora avvenuto. Mi scusi, non lo sappiamo, siamo qui da poco. Non importa, lo dovete sapere. Sono € 100 di multa. Silenzio per un secondo, in cui D. e M.B. capiscono che il poliziotto dice il vero, e poi…. Avete anche la luce spenta! No no, dice M.B., io ho questa! Tira fuori dallo zaino una fascia da minatore con una piccola nonché flebile luce attaccata. Avvolge la fascia con dei misteriosi nodi intorno al manubrio della bicicletta e accende la luce. Il poliziotto lo guarda e, scuotendo la testa, dice con disprezzo, “This is not sufficient.”. Ma è l’unica che abbiamo! E allora sono altre €100 di multa. COSA?? In 5 minuti D. e M.B. erano riusciti a totalizzare in due l’equivalente di multa che farebbero in Italia se parcheggiassimo una macchina con motore a due tempi sugli scalini di S. Maria Novella, quindi considerando violazioni di aree pedonali, di livello di inquinamento, di parcheggio e probabilmente anche offesa a pubblico ufficiale. Ma com’è possibile?! Il poliziotto prende le carte d’identità e chiama in centrale, leggendo i nomi. Forse gli dicono che D. e M.B. sono incensurati, o forse voleva fare prendere solo uno spavento, ma dopo dichiara che possono andare, se portano le bici a mano e se non passano più col rosso. Ma certamente, rispondono D. e M.B., e scappano ringraziando il poliziotto della clemenza.
In realtà passiamo lo stesso col rosso (quando non c’è nessuno, ovviamente!), solo che ci guardiamo bene le spalle!!!