giovedì 24 maggio 2012

Biciclette

Dopo quattro giorni di caldo afoso, condizioni impietose per le nostre corse su e giù per BS, arriva il momento in cui decidiamo di andare al Flohmarkt (mercatino delle pulci, ovvero di roba indistintamente usata e anche rotta). In questo mercatino vi sono dei turchi (?)/polacchi (??) che vendono biciclette usate – non facciamo troppe domande.
Bene, di sabato mattina ci presentiamo all’appuntamento con l’allegra brigata di italiani per andare insieme al Flohmarkt, due fermate di tram, nel parcheggio accanto al Circo Roncalli. Per la prima volta dal nostro arrivo fa freddo, è il 5 maggio e facciamo tutti delle nuvolette con il respiro. Inoltre piove quella pioggerellina fine e sospesa per  cui sembra inutile aprire l’ombrello ma in realtà mentre cammini ti infradici completamente. Questo è vero se sei italiano. Se invece per caso sei tedesco, hai un gene idrorepellente che ti permette di sostare all’aperto in tutte le condizioni meteorologiche senza patire il freddo/l’umido/la pioggia battente. D’altronde, se i nostri amici germanici si facessero influenzare dal tempo costituirebbero la popolazione meno produttiva d’Europa e non il contrario, per cui, nel tempo, hanno subìto delle mutazioni genetiche che permette loro di sopravvivere in questo clima. Non c’è altra spiegazione.
Dunque arriviamo al Flohmarkt e ci dirigiamo a gruppetti verso i vari venditori di biciclette sistemati nel parcheggio. Qualcuno trova una bici a € 15, manca solo la luce, e i freni devono essere stretti. Qualcun altro la trova a € 20, peccato non ci sia il sellino. Vi domanderete, data la provenienza dei venditori, come facevamo a capire la richiesta iniziale. È ovvio, un ritorno alle origini del mercato: prezzi scritti nel terriccio del parcheggio con un sasso. Il turco/polacco scrive la sua proposta, tu cancelli e ribatti la tua. Sotto la pioggia, però (a noi piace sempre operare con più gradi di difficoltà, ci tempra).
 M. fa un giro e trova una bici verde acqua con dinamo rotta a € 15, la prende non troppo curante del fatto che non tocca e speranzosa di imparare senza troppe cadute ad utilizzare il freno a pedale. S. prende una fantastica graziella rossa pieghevole, sellino ballerino e niente luci. D. fa un altro giro, ne trova una altezza giusta ma senza catena, una a prezzo giusto ma troppo alta, una così così senza manubrio. Decide di andarsene senza bici, girerà per BS a piedi e tornerà la settimana prossima al Flohmarkt. Inconsapevolmente compie una gesto molto convincente nella trattativa in corso poiché il turco le urla dietro, richiamandola verso le sue biciclette. D. non capisce ma torna lì, magari ne avevano una tutta aggiustata nascosta! No, ma le cambiano il sellino alla bici che era troppo alta. È sempre alta, ma almeno adesso tocca i pedali. La dinamo non c’è, il cavalletto nemmeno, ma le camere d’aria sembrano poter sopravvivere tre mesi sulle piste ciclabili perfette di BS. Va bene, la prende.
Adesso, con l’eccezione di sole due o tre persone del gruppo, abbiamo tutti una bici. Menomale, da ora in poi sarà molto più agevole spostarci da una parte all’altra di BS. O almeno così credevamo.
Nelle due settimane successive il Flohmarkt, S. è caduta due volte, ad un’altra S. è scoppiata la camera d’aria due volte, a G. hanno riparato un buco sulla gomma che continuava a ripresentarsi e a I. hanno (ri)rubato il suo bolide, scelto con tanta cura.
D.&M. per adesso hanno solo speso di più per i lucchetti che per le bici. Ma vi terremo aggiornati con le dita incrociate.