Dopo quattro giorni di caldo
afoso, condizioni impietose per le nostre corse su e giù per BS, arriva il
momento in cui decidiamo di andare al Flohmarkt (mercatino delle pulci, ovvero
di roba indistintamente usata e anche rotta). In questo mercatino vi sono dei
turchi (?)/polacchi (??) che vendono biciclette usate – non facciamo troppe
domande.
Bene, di sabato mattina ci
presentiamo all’appuntamento con l’allegra brigata di italiani per andare
insieme al Flohmarkt, due fermate di tram, nel parcheggio accanto al Circo
Roncalli. Per la prima volta dal nostro arrivo fa freddo, è il 5 maggio e
facciamo tutti delle nuvolette con il respiro. Inoltre piove quella
pioggerellina fine e sospesa per cui
sembra inutile aprire l’ombrello ma in realtà mentre cammini ti infradici
completamente. Questo è vero se sei italiano. Se invece per caso sei tedesco,
hai un gene idrorepellente che ti permette di sostare all’aperto in tutte le
condizioni meteorologiche senza patire il freddo/l’umido/la pioggia battente.
D’altronde, se i nostri amici germanici si facessero influenzare dal tempo
costituirebbero la popolazione meno produttiva d’Europa e non il contrario, per
cui, nel tempo, hanno subìto delle mutazioni genetiche che permette loro di
sopravvivere in questo clima. Non c’è altra spiegazione.
Dunque arriviamo al Flohmarkt e
ci dirigiamo a gruppetti verso i vari venditori di biciclette sistemati nel
parcheggio. Qualcuno trova una bici a € 15, manca solo la luce, e i freni
devono essere stretti. Qualcun altro la trova a € 20, peccato non ci sia il
sellino. Vi domanderete, data la provenienza dei venditori, come facevamo a
capire la richiesta iniziale. È ovvio, un ritorno alle origini del mercato: prezzi
scritti nel terriccio del parcheggio con un sasso. Il turco/polacco scrive la
sua proposta, tu cancelli e ribatti la tua. Sotto la pioggia, però (a noi piace
sempre operare con più gradi di difficoltà, ci tempra).
M. fa un giro e trova una bici verde acqua con
dinamo rotta a € 15, la prende non troppo curante del fatto che non tocca e
speranzosa di imparare senza troppe cadute ad utilizzare il freno a pedale. S.
prende una fantastica graziella rossa pieghevole, sellino ballerino e niente
luci. D. fa un altro giro, ne trova una altezza giusta ma senza catena, una a
prezzo giusto ma troppo alta, una così così senza manubrio. Decide di andarsene
senza bici, girerà per BS a piedi e tornerà la settimana prossima al Flohmarkt.
Inconsapevolmente compie una gesto molto convincente nella trattativa in corso
poiché il turco le urla dietro, richiamandola verso le sue biciclette. D. non
capisce ma torna lì, magari ne avevano una tutta aggiustata nascosta! No, ma le
cambiano il sellino alla bici che era troppo alta. È sempre alta, ma almeno
adesso tocca i pedali. La dinamo non c’è, il cavalletto nemmeno, ma le camere
d’aria sembrano poter sopravvivere tre mesi sulle piste ciclabili perfette di
BS. Va bene, la prende.
Adesso, con l’eccezione di sole
due o tre persone del gruppo, abbiamo tutti una bici. Menomale, da ora in poi
sarà molto più agevole spostarci da una parte all’altra di BS. O almeno così
credevamo.
Nelle due settimane successive il
Flohmarkt, S. è caduta due volte, ad un’altra S. è scoppiata la camera d’aria
due volte, a G. hanno riparato un buco sulla gomma che continuava a
ripresentarsi e a I. hanno (ri)rubato il suo bolide, scelto con tanta cura.
D.&M. per adesso hanno solo
speso di più per i lucchetti che per le bici. Ma vi terremo aggiornati con le
dita incrociate.
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