Ad un certo punto del nostro percorso, prima di poter dire
che eravamo veramente sistemate a BS, avremmo dovuto affrontare il discorso
lavatrice. Soprattutto perché, nonostante il gelo polare che si trova tutto
l’anno credo qui a BS, i giorni del nostro arrivo erano, naturalmente,
atipicamente caldi ed afosi. Di conseguenza, avevamo consumato una discreta
quantità di vestiti puliti, cercando invano di capire come ci si doveva vestire
per non sudare le mitiche 7 camicie. In questa ricerca avevamo nel frattempo
combinato qualche perla, per esempio abbiamo lasciato fuori dalla finestra
della nostra nuova e luminosa abitazione gli scarponcini adatti per scalare
l’Himalaya (con cui eravamo partite per arrivare in una Germania soleggiata)
per lasciare che prendessero un po’ di aria. Ecco, quella sera è piovuto come
si dice in inglese cats and dogs; inutile dirvi che al nostro ritorno negli
scarponcini himalayani ci abbiamo trovato dei pesciolini rossi che facevano le
gare di nuoto. Altrettanto inutile specificare che il giorno dopo è tornata la
temperatura media di 6°C per cui sarebbero state le uniche scarpe adatte ma
inutilizzabili.
Bene, vi stavo dicendo che nostro malgrado saremmo dovute
scendere nei sotterranei (che in realtà sui pulsanti degli ascensori corrisponde
al piano 3°, non chiedeteci perché) a fare un carico di lavatrice nonché
asciugatrice. Arriviamo in un parcheggio e riusciamo a trovare la stanza “a
fiuto”. Letteralmente: i bocchettoni delle asciugatrici infatti sparano nel
parcheggio dei geyser aromatizzati al bucato.
Avevamo già superato l’impresa di ottenere la MensaKard, che
qui a BS ti dà una specie di ius vivendi, quindi non poteva essere una cosa
troppo complicata. Errato!!! Scendiamo con il nostro carico di vestiti da
lavare, munite di MensaKard e detersivo. Apriamo il portone blindato che separa
gli ambìti elettrodomestici dal resto
del mondo per entrare in una grande stanza lugubre nonostante i neon.
Constatiamo che le macchine sono un po’ vecchiotte, non pulitissime, ma fa
tutto parte dell’esperienza di vivere in un luogo inesistente. Scegliamo con
cura la lavatrice, ci infiliamo dentro allegramente i nostri vestiti e…la
prossima mossa sarebbe stato scegliere un programma.
Non ci posso credere!!! In una casa dello studente, dove su
1500 abitanti avremmo incontrato si e no 4 tedeschi e mezzo, tutti i programmi,
istruzioni, tecniche di pagamento sono in tedesco!
A questo punto ci siamo affidate alla scienza: abbiamo
scelto un programma non troppo lungo e a temperature poco elevate (almeno
minuti e gradi sono universali) per lavare un miscuglio di colori e tessuti. M.
versa una quantità media di detersivo, almeno nn ci si sbaglia. Pigia start.
Silenzio. Ripigia start. Parte il ciclo di centrifugazione della macchina
accanto. Ripigia? Niente. Ok, vorranno i soldi. Giusto, prima paghi poi la
macchina parte. Bene, dove si paga? Ah, ecco due macchinette tipo quelle del
tram attaccate alla parete, IDENTICHE TRA LORO (se non per una minuscola scritta in tedesco che noi abbiamo
ignorato).
Al loro ritorno, passato più o meno il tempo del ciclo,
trovano tutte le asciugatrici occupate. Comincia allora la staffetta tra il piano
3° dell'edificio 3 al piano 10° dell’edificio 4, con intervalli di mezz’ora
circa. Finalmente una macchina si libera e D.&M., sempre per il metodo
scientifico adottato sopra, scelgono un programma medio: non troppo lungo, non
troppo caldo.
I vestiti sono usciti mezzi. Non da strizzare ma quasi.
Da allora, noi consigliamo sempre il programma Extratröcknen.
I vestiti magari richiedono una dieta da parte tua, ma almeno sono asciutti.