Si parte con la tessera. Difficilissimo. Servono due fogli, un timbro e l’omino della MenZa che ti fa la tessera.
[Ricordo che senza tessera della MenZa non si va praticamente da nessuna parte, e non ti lavi i vestiti.]
Bene. Abbiamo la tessera, la carichiamo e si va a mangiare. Degli schermi indicano i piatti del giorno (in tedesco) con i relativi costi (differenziati tra Studenti, Non Studenti e boh – un’altra parola ancora sconosciuta-)
Facile, pensiamo. Basta solo capire che c’è da mangiare. Sembra tutto abbastanza chiaro.
Sembra.
Si parte e, con i vassoi alla mano, ci avviciniamo ai banconi. Qui funziona che una signora ti “impiatta” ciò che ha a disposizione e te lo porge dicendo qualcosa che io immagino (o voglio immaginare essere “buon appetito” – ma non credo, ecco-), e poi passi alla cassa a pagare.
Facile (illusi).
Il fatto è che tu credi di aver preso delle cose che costano un tot, ma la verità la vedi scritta sul display della cassiera che, potete immaginare con quale espressione dolce del viso, si aspetta che paghiate il più velocemente possibile senza possibilità alcuna di replica.
Perciò le prime settimane sono passate con il TOTOCONTO al tavolo dove mangiavamo, con l’aggiudicazione del vincitore (colui il quale era riuscito a spendere – senza per altro sapere come - meno degli altri), e con la pioggia di teorie sull’accostamento dei cibi e dei relativi prezzi.
Ora, tra i vari cibi –molto spesso poco riconoscibili nonostante il piatto in esposizione nel bancone dove questo è servito- c’è anche la possibilità di farsi un’insalata: si scelgono gli ingredienti e si arricchisce a piacimento.
Quanto costerà l’insalata?
Essa va a peso. Alla cassa.
Dopo molti tentativi che hanno visto l’accostarsi di zuppe+piatto+pane; piatto+insalata; zuppa+verdure+piatto-pane; insalata+dolce; frutta-pane+piatto-zuppa-insalata etc etc.. siamo giunti alla conclusione che si prende l’insalata da pesare, si porta l’acqua dal dipartimento e il pane da casa (quando ce lo ricordiamo), sperando di non spendere più di una certa misura oltre la quale è inutile essere venuti a MenZa.
Ce la caviamo così per questi mesi, con alcune eccezioni che potrete comprendere di un piatto ogni tanto (perché mangiare sempre la stessa cosa a menZa diventa un po’ pesante). Siamo abbastanza soddisfatti.
Qualche giorno fa, decidiamo di prendere un piatto che sembrava essere molto gustoso e, visto il tempo minaccioso, anche appropriato –a differenza della solita insalata- e si passa alla cassa convinti di dover pagare un miliardo e mezzo.
Vassoio stracolmo, 1,80 euro.
Increduli ci avviciniamo al tavolo. Scegliamo quello vicino alle finestre, così, per guardare almeno fuori. Abbandoniamo definitivamente ogni speranza e voglia di capire come dove e perché del costo del nostro pasto, e mangiamo. Tra le nuvole grigie e nere, riesce a filtrare un timidissimo raggio di sole. Ci scappa sul viso un sorriso quasi commosso. La favola del solicino che batte sul vetro è troncata immediatamente dal rumore meccanico e poco lieto dei meccanismi delle tende che automaticamente si abbassano lungo la vetrata, riportando su di noi l’ombra quotidiana alla quale viviamo e oscurando per di più la vista panoramica. Arresi agli eventi, continuiamo a mangiare, non chiedendoci più nulla. A questo punto, non lo vogliamo sapere.
