martedì 3 luglio 2012

Biciclette e Polizei

Dato che siamo in argomento due ruote, riteniamo opportuno raccontarvi nonché avvertirvi dei pericoli che si possono incontrare ad infrangere le leggi tedesche mentre si percorrono le vie delle città in bicicletta. Per prima cosa vorremmo specificare com’è che siamo venute a conoscenza dell’esistenza delle leggi da infrangere: ovvio, per esperienza. Per esempio, noi sappiamo che se passi col rosso in bicicletta in Germania, infrangi la legge. Per caso non hai la dinamo, oppure la dinamo è montata ma non accesa? Hai infranto la legge. Devi andare da punto A a punto B e questi punti si trovano sullo stesso lato del marciapiede? Controlla prima che sei nel verso di percorrenza giusto della pista ciclabile, perché se tu non lo fossi, stai infrangendo la legge!!!  È molto semplice. Come lo sappiamo? Bene, una sera D. e M.B. decidono di raggiungere un gruppo di amici che erano stati a cena fuori. Appuntamento allo Schloss, ore 10:30 (n.b., circa un’ora dopo la maggior parte degli abitanti di BS sono chiusi nelle loro case). Il ristorante dove devono incontrare gli amici è vicino, dall’altra parte della strada. Si avvicinano al marciapiede, guardano bene a destra e a sinistra (grazie mamma), e non essendoci un’anima viva, attraversano la strada. Riprendono il percorso ciclabile e dal nulla, come se si fosse creato dal vapore, li accosta una macchina della polizia con i lampeggianti accesi! Il poliziotto urla qualcosa, D e M.B. si fermano, che vuole questo?! Il poliziotto scende, da solo. Dovete capire, questo poliziotto era e grande quando un armadio modello Pax, 2 moduli da 50 (siamo sufficientemente vicini alla Svezia da utilizzare l’IKEA come riferimento per ogni cosa), ovvero alto circa 2m (altezza media qui a BS) e largo tanto. E poi credo che il modello di arma da fuoco che è d’ordinanza qui sia circa il triplo della Beretta. Oppure questo nostro poliziotto ne aveva due, non so. In ogni modo era ben armato, eccessivamente, direi, per fermare due ragazzi che andavano a incontrare gli amici. Il poliziotto ci dice qualcosa in tedesco. D. e M.B. si guardano, e poi spiegano al gentile poliziotto che sono arrivati da poco, non parlano tanto tedesco. Allora il poliziotto spiega, in inglese, che in Germania non si può attraversare la strada con il semaforo rosso, quindi è costretto a multarli. Oh no, ma noi non ci siamo accorti che il semaforo era rosso! Era rosso. Va bene, ma non c’era nessuno. Ma se ci fosse stato, avreste causato un incidente, e questo è illegale. D. percepisce che non è il caso di disquisire sul significato della parola incidente, che ha insito in sé una certa involontarietà, ovvero un elemento fortuito che costituisce l’avvenimento, e che quindi è assurdo multare una persona per un evento involontario  e casuale che per di più non ha causato e non è ancora avvenuto. Mi scusi, non lo sappiamo, siamo qui da poco. Non importa, lo dovete sapere. Sono € 100 di multa. Silenzio per un secondo, in cui D. e M.B. capiscono che il poliziotto dice il vero, e poi…. Avete anche la luce spenta! No no, dice M.B., io ho questa! Tira fuori dallo zaino una fascia da minatore con una piccola nonché flebile luce attaccata. Avvolge la fascia con dei misteriosi nodi intorno al manubrio della bicicletta e accende la luce. Il poliziotto lo guarda e, scuotendo la testa, dice con disprezzo, “This is not sufficient.”. Ma è l’unica che abbiamo! E allora sono altre €100 di multa. COSA?? In 5 minuti D. e M.B. erano riusciti a totalizzare in due l’equivalente di multa che farebbero in Italia se parcheggiassimo una macchina con motore a due tempi sugli scalini di S. Maria Novella, quindi considerando violazioni di aree pedonali, di livello di inquinamento, di parcheggio e probabilmente anche offesa a pubblico ufficiale. Ma com’è possibile?! Il poliziotto prende le carte d’identità e chiama in centrale, leggendo i nomi. Forse gli dicono che D. e M.B. sono incensurati, o forse voleva fare prendere solo uno spavento, ma dopo dichiara che possono andare, se portano le bici a mano e se non passano più col rosso. Ma certamente, rispondono D. e M.B., e scappano ringraziando il poliziotto della clemenza.
In realtà passiamo lo stesso col rosso (quando non c’è nessuno, ovviamente!), solo che ci guardiamo bene le spalle!!!

giovedì 28 giugno 2012

Errata Corrige

È successo quello che sapevamo sarebbe dovuto succedere. Una sorta di giustizia divina da parte dei precedenti proprietari delle nostre bici. Nonostante l’accurata vagliatura della qualità della bici e delle condizioni dei copertoni e delle ruote, D. non poteva sapere che era stata montata una camera d’aria di una misura troppo grande sotto il suo copertone posteriore. Che poi è fuoriuscita dal copertone (spaccandolo)  assumendo un aspetto quasi grottesco. Dato che il biciclettaio le ha dato appuntamento per la settimana prossima (si, non è uno scherzo, ha detto che adesso con il bel tempo si sono rotte tutte le biciclette. Incredibile! Dovrebbe essere il contrario!! ..o forse ha capito male in questo germanglish che parliamo…), ed essendoci bel tempo ed un fine settimana lungo di mezzo (perché qui in Germania è festa, ancora!), D. ha pensato che ci fosse un modo veloce di aggiustare la questione. Quindi, accompagnata da A. che ha buone conoscenze sul funzionamento di una bicicletta, ha deciso di andare all’officina delle biciclette. Prova una camera d’aria, prova un copertone, due copertoni, tre copertoni…. Niente, gonfiamo la camera d’aria giusta e via, senza cambiare copertone, no?  No!!! Non va. E adesso la camera d’aria – non chiedeteci come – si è avvolta intorno al mozzo. Aspettiamo il biciclettaio...
Finalmente arriva il fatidico giorno dell’appuntamento con il biciclettaio di quartiere. Incredibilmente per chi la conosce, D. arriva con 10 minuti di anticipo, trovando altrettanto incredibilmente il negozio chiuso serrato, sembrava fosse domenica. Sì perché dovete sapere che in Germania sono precisi, sia in un senso, cioè che se dicono di chiudere alle 4:30 chiudono non un istante prima e non uno dopo, che nell’altro senso, ovvero che se dicono che il negozio apre alle 10, vuol dire che il negozio fino alle 10 in punto sarà vuoto, deserto, abbandonato…non che dentro c’è il proprietario a contare la cassa o spazzare. Queste attività vengono compiute nei primi secondi efficientissimi dopo le 10. Va bene, fa freddo, tira vento dalla Russia, e D. aspetta. Arriva il biciclettaio, le prende la bici e le ordina di tornare alle 18. D. a questo punto arriva alle 18 e qualche secondo, per non rischiare di arrivare che la bici non fosse ancora pronta perché avevano programmato di finire giusto giusto alle 18, e non alle 17:59:12. Bene, la bici è pronta, ma: questa bicicletta è olandese (che non si sa perché ma D. pensava addirittura che questo fosse un bene), e quindi in quanto tale, ha delle misure delle camere d’aria che non si vendono da nessuna altra parte. Al mondo. E il biciclettaio dimostra questa verità vera a D. aprendole il catalogo di tutte le camere d’aria vendute al mondo (tranne che in Olanda, evidentemente…..), con misure standard, e non olandesi speciali. Va bene, dice D. grazie lo stesso che mi avete cambiato la camera d’aria. Paga e scappa, lasciando il biciclettaio in una smorfia che rappresentava un misto tra insoddisfazione di non aver compiuto il suo mestiere al meglio e la follia degli olandesi che hanno misure particolari.
Nel frattempo, vi chiederete (perché fidatevi, ve lo state chiedendo), cos’è successo ad A.? Dunque, vediamo….A. è caduto di bici due volte, una caduta più rovinosa dell’altra, ma senza gravi danni (per fortuna) se non alla bici e alla morale, che il gruppo ha cercato velocemente di ricucire! D.&M. toccano ferro per lui, e lo ringraziano del suo aiuto nell’incipit di questa storia.

giovedì 24 maggio 2012

Biciclette

Dopo quattro giorni di caldo afoso, condizioni impietose per le nostre corse su e giù per BS, arriva il momento in cui decidiamo di andare al Flohmarkt (mercatino delle pulci, ovvero di roba indistintamente usata e anche rotta). In questo mercatino vi sono dei turchi (?)/polacchi (??) che vendono biciclette usate – non facciamo troppe domande.
Bene, di sabato mattina ci presentiamo all’appuntamento con l’allegra brigata di italiani per andare insieme al Flohmarkt, due fermate di tram, nel parcheggio accanto al Circo Roncalli. Per la prima volta dal nostro arrivo fa freddo, è il 5 maggio e facciamo tutti delle nuvolette con il respiro. Inoltre piove quella pioggerellina fine e sospesa per  cui sembra inutile aprire l’ombrello ma in realtà mentre cammini ti infradici completamente. Questo è vero se sei italiano. Se invece per caso sei tedesco, hai un gene idrorepellente che ti permette di sostare all’aperto in tutte le condizioni meteorologiche senza patire il freddo/l’umido/la pioggia battente. D’altronde, se i nostri amici germanici si facessero influenzare dal tempo costituirebbero la popolazione meno produttiva d’Europa e non il contrario, per cui, nel tempo, hanno subìto delle mutazioni genetiche che permette loro di sopravvivere in questo clima. Non c’è altra spiegazione.
Dunque arriviamo al Flohmarkt e ci dirigiamo a gruppetti verso i vari venditori di biciclette sistemati nel parcheggio. Qualcuno trova una bici a € 15, manca solo la luce, e i freni devono essere stretti. Qualcun altro la trova a € 20, peccato non ci sia il sellino. Vi domanderete, data la provenienza dei venditori, come facevamo a capire la richiesta iniziale. È ovvio, un ritorno alle origini del mercato: prezzi scritti nel terriccio del parcheggio con un sasso. Il turco/polacco scrive la sua proposta, tu cancelli e ribatti la tua. Sotto la pioggia, però (a noi piace sempre operare con più gradi di difficoltà, ci tempra).
 M. fa un giro e trova una bici verde acqua con dinamo rotta a € 15, la prende non troppo curante del fatto che non tocca e speranzosa di imparare senza troppe cadute ad utilizzare il freno a pedale. S. prende una fantastica graziella rossa pieghevole, sellino ballerino e niente luci. D. fa un altro giro, ne trova una altezza giusta ma senza catena, una a prezzo giusto ma troppo alta, una così così senza manubrio. Decide di andarsene senza bici, girerà per BS a piedi e tornerà la settimana prossima al Flohmarkt. Inconsapevolmente compie una gesto molto convincente nella trattativa in corso poiché il turco le urla dietro, richiamandola verso le sue biciclette. D. non capisce ma torna lì, magari ne avevano una tutta aggiustata nascosta! No, ma le cambiano il sellino alla bici che era troppo alta. È sempre alta, ma almeno adesso tocca i pedali. La dinamo non c’è, il cavalletto nemmeno, ma le camere d’aria sembrano poter sopravvivere tre mesi sulle piste ciclabili perfette di BS. Va bene, la prende.
Adesso, con l’eccezione di sole due o tre persone del gruppo, abbiamo tutti una bici. Menomale, da ora in poi sarà molto più agevole spostarci da una parte all’altra di BS. O almeno così credevamo.
Nelle due settimane successive il Flohmarkt, S. è caduta due volte, ad un’altra S. è scoppiata la camera d’aria due volte, a G. hanno riparato un buco sulla gomma che continuava a ripresentarsi e a I. hanno (ri)rubato il suo bolide, scelto con tanta cura.
D.&M. per adesso hanno solo speso di più per i lucchetti che per le bici. Ma vi terremo aggiornati con le dita incrociate.

domenica 20 maggio 2012

Lavatrici et al.

Ad un certo punto del nostro percorso, prima di poter dire che eravamo veramente sistemate a BS, avremmo dovuto affrontare il discorso lavatrice. Soprattutto perché, nonostante il gelo polare che si trova tutto l’anno credo qui a BS, i giorni del nostro arrivo erano, naturalmente, atipicamente caldi ed afosi. Di conseguenza, avevamo consumato una discreta quantità di vestiti puliti, cercando invano di capire come ci si doveva vestire per non sudare le mitiche 7 camicie. In questa ricerca avevamo nel frattempo combinato qualche perla, per esempio abbiamo lasciato fuori dalla finestra della nostra nuova e luminosa abitazione gli scarponcini adatti per scalare l’Himalaya (con cui eravamo partite per arrivare in una Germania soleggiata) per lasciare che prendessero un po’ di aria. Ecco, quella sera è piovuto come si dice in inglese cats and dogs; inutile dirvi che al nostro ritorno negli scarponcini himalayani ci abbiamo trovato dei pesciolini rossi che facevano le gare di nuoto. Altrettanto inutile specificare che il giorno dopo è tornata la temperatura media di 6°C per cui sarebbero state le uniche scarpe adatte ma inutilizzabili.
Bene, vi stavo dicendo che nostro malgrado saremmo dovute scendere nei sotterranei (che in realtà sui pulsanti degli ascensori corrisponde al piano 3°, non chiedeteci perché) a fare un carico di lavatrice nonché asciugatrice. Arriviamo in un parcheggio e riusciamo a trovare la stanza “a fiuto”. Letteralmente: i bocchettoni delle asciugatrici infatti sparano nel parcheggio dei geyser aromatizzati al bucato.
Avevamo già superato l’impresa di ottenere la MensaKard, che qui a BS ti dà una specie di ius vivendi, quindi non poteva essere una cosa troppo complicata. Errato!!! Scendiamo con il nostro carico di vestiti da lavare, munite di MensaKard e detersivo. Apriamo il portone blindato che separa gli ambìti  elettrodomestici dal resto del mondo per entrare in una grande stanza lugubre nonostante i neon. Constatiamo che le macchine sono un po’ vecchiotte, non pulitissime, ma fa tutto parte dell’esperienza di vivere in un luogo inesistente. Scegliamo con cura la lavatrice, ci infiliamo dentro allegramente i nostri vestiti e…la prossima mossa sarebbe stato scegliere un programma.
…
Non ci posso credere!!! In una casa dello studente, dove su 1500 abitanti avremmo incontrato si e no 4 tedeschi e mezzo, tutti i programmi, istruzioni, tecniche di pagamento sono in tedesco!
A questo punto ci siamo affidate alla scienza: abbiamo scelto un programma non troppo lungo e a temperature poco elevate (almeno minuti e gradi sono universali) per lavare un miscuglio di colori e tessuti. M. versa una quantità media di detersivo, almeno nn ci si sbaglia. Pigia start. Silenzio. Ripigia start. Parte il ciclo di centrifugazione della macchina accanto. Ripigia? Niente. Ok, vorranno i soldi. Giusto, prima paghi poi la macchina parte. Bene, dove si paga? Ah, ecco due macchinette tipo quelle del tram attaccate alla parete, IDENTICHE TRA LORO (se non per una minuscola scritta in tedesco che noi abbiamo ignorato). 
D. infila la MensaKard in una macchinetta a caso che le comincia a fare domande molto complicate in tedesco. L’istinto le dice di pigiare ok. Parte una macchina, peccato sia un asciugatrice dall’altra parte della stanza. Il beep della macchinetta l’avverte che sono stati scalati i soldi per il ciclo di asciugatrice che ha fatto partire. Eh? Asciugatrice?! No, aspetta!!!  Adesso diventa chiaro che quella minuscola scritta serviva a capire che una macchinetta era dedicata alle asciugatrici e l’altra alle lavatrici. Bene. D. riesce a far partire la lavatrice dei loro vestiti – e non un’altra a caso, cosa non scontata – e se ne vanno.
Al loro ritorno, passato più o meno il tempo del ciclo, trovano tutte le asciugatrici occupate. Comincia allora la staffetta tra il piano 3° dell'edificio 3 al piano 10° dell’edificio 4, con intervalli di mezz’ora circa. Finalmente una macchina si libera e D.&M., sempre per il metodo scientifico adottato sopra, scelgono un programma medio: non troppo lungo, non troppo caldo.
I vestiti sono usciti mezzi. Non da strizzare ma quasi.
Da allora, noi consigliamo sempre il programma Extratröcknen. I vestiti magari richiedono una dieta da parte tua, ma almeno sono asciutti.

Il cielo in una stanza


Avete presente quando sei al decimo piano e domini le costruzioni più alte e nessuno ti sovrasta? Avete presente quanta luce entra da due finestre 2mX2m in una stanza che non sarà nemmeno 15?
Ma soprattutto…avete presente a che ora sorge il sole in primavera in Germania?
Bene, mettete tutto insieme e scoprirete che, se avete il sonno un po’ leggero, più o meno alle 5 di mattina c’è già la luminosità di mezzogiorno intorno a voi. Mai vista tanta luce. Il campeggio in confronto è l’oscurità più totale.
M. la prima mattina si sveglia più o meno alle 4 incredula e guarda D. che, indisturbata, se la dorme di gusto. Primo pensiero del terzo giorno: urge una soluzione.
M. c’è già passata, più o meno alla stessa latitudine, ma non dormiva in mezzo al cielo.

Il giorno seguente si va all’Ikea, mancavano tutto il necessarie per la cucina. M. e D. vedono delle tende stile teatro, blu, le più scure in assoluto, e le comprano insieme ad altre cose.
Morale della favola: ogni sera M. si arrampica sul termosifone e cerca sempre nuove tecniche per il fissaggio delle stesse mentre D. la sostiene da dietro sapendo benissimo che il primo giorno che non lo farà, l’altra cadrà di sicuro.

2 Maggio 2012 Secondo giorno: la casa


Secondo giorno. Ci svegliamo, occhiatina alla finestra. Vestiti. Sbagliati. Un solo pensiero: colazione. Ci addentriamo nella saletta della colazione e si apre davanti ai nostri occhi una sfilata di panini salumi affettati formaggi yogurt marmellate succhi uova. Colazione tedesca. Cominciamo a prendere un po’ di tutto, abbiamo sul tavolo dolce e salato indistintamente distribuito. Indistintamente cominciamo a mangiarlo. Ometto e lascio immaginare la “cosa” che ci offrono spacciandola per caffè. Da oggi in poi la chiameremo brodaglia.
Raccogliamo le forze, abbiamo un piano anche oggi.
Il capitolo stanze non verrà inserito, accenno solo al fatto che da gennaio abbiamo inviato a tappeto mail a tutti gli indirizzi privati e a tutte le case dello studente, compilando form dei più svariati, ma che hanno sempre prodotto un risultato nullo, nonché un crescente sconforto. Fine della storia. Adesso avevamo delle stanze assegnate dalla segreteria tedesca in due studentati differenti.
M. a una settimana dalla partenza, colta da “spirito italiano”, cerca il contatto della responsabile alloggi in un terzo studentato, più vicino al centro e meno costoso e manda una mail scavalcando le pratiche dei Form. Non spera davvero in una risposta “capirai so’ tedeschi” pensa, invece con grande sorpresa viene contattata.
Ultima casa. Per due. 26,6 mq. Non si capisce se è una stanza sola o se sono due; chiede se è possibile averla per giugno-luglio ma viene rigidamente respinta con un “ho trovato questa casa per i tre mesi che lei ha indicato. È l’ultima. Tra dieci minuti esco dall’ufficio, sarò in ufficio il 2 Maggio dalle ore 6:00”
Ricordo la festa più festa che ci sia del primo maggio in germania.
M. è sconvolta, non sa bene se dal fatto che la signora Sabine G. le abbia risposto imperterrita in tedesco o se dall’orario di lavoro della suddetta. Non ci pensa.
Parte quindi con due case in ballo, senza sapere con certezza alcunché di entrambe.
Serve un piano.
Riunione a colazione, si stabiliscono compiti e ruoli. Si è aggiunta da ieri la variabile valigia di S. che non sappiamo dove sia e quando la recapiteranno.
Prima dobbiamo impossessarci delle chiavi delle stanze.
Prima si va all’ufficio dell’appartamento dei 26,6 mq, chiediamo di persona se possiamo fissarlo per gli ultimi due mesi, poi andiamo all’altro ufficio (in un altro edificio, in un’altra strada - troppo facile se fossero stati gli stessi-), prendiamo le chiavi ai ragazzi che arriveranno la sera, chiediamo se possiamo non firmare il contratto, chiediamo se possiamo stare 4 settimane invece di 6, chiediamo altre centocinquantasei informazioni che con gli zuccheri della colazione tornano in mente.
Poi si pensa alla valigia. Ah già, le nostre valigie. Chiediamo alla signora della colazione se ce le può tenere. La signora parla solo tedesco.
Non importa, a gesti glielo chiediamo, dice di si, speriamo di aver capito. Si parte.
E da qui, con temperatura ascendente, i nostri stivaletti da montagna, golf di lana e cappotti, cominciamo la disperata traversata tra gli uffici.
È una lotta impari tra noi e la burocrazia tedesca. Si trasforma in una specie di staffetta in cui ogni volta acquistiamo un’informazione e ne perdiamo due; in cui ogni volta il passo diventa un po’ più lento e la convinzione manca.
Alla fine prendiamo le chiavi agli altri ragazzi, non firmiamo e ci rechiamo dall’altra parte per vedere la casa (di corsa, perché è un caso che si possa vedere).
Ci disperdiamo anche tra noi, per rendere tutto più complicato: I. e S. si recano al Weststadt ad intercettare la valigia dispersa.
Nel frattempo è sopraggiunta l’ora di pranzo, ma noi non possiamo arrenderci e procediamo ad intuito verso il famigerato Studentwohnung.
Ci avviciniamo ad una costruzione che ha tutta l’aria di essere stata impiantata all’incrocio tra Rebenring e Lampestrasse direttamente da un libro sulla storia sovietica di qualche decennio fa.
Suoniamo, saliamo. Ci danno una chiave di un appartamento al decimo piano (e chiaramente in fondo al corridoio).
Davanti alla porta D. esclama “Speriamo sia luminoso”. Non l’avesse mai detto.
Entriamo e ci basta un secondo per abbracciare con lo sguardo tutta la casa. Come entri è finita. Non ci diciamo niente. Ci sediamo una sul letto nel living room e una sulla sedia. Due finestre in una stanza e due nell’altra. Ciascuna 2mX2m.
Luminosa è luminosa.
Da sedute vediamo solo il cielo e l’ultima striscia dei tetti della città. Pale eoliche all’orizzonte. Campanili. Bello, pensiamo.
È piccolo, costa meno, è più vicino, ma è una doppia. Un po’ scomoda per la condivisione. In trenta secondi ci immaginiamo i nostri movimenti li dentro, ipotizziamo di mettere entrambi i letti nella camera, meglio avere due ambienti e dormire in doppia.
Silenzio.
Ci guardiamo intorno, ipotizziamo l’ipotizzabile.
La spinta finale è data dal pensiero che dobbiamo sempre prendere le valigie all’albergo e che, nel caso avessimo accettato non quella ma l’altra casa, dopo sei settimane avremmo di nuovo dovuto traslocare. Senza sapere dove.
Va bene, o la va o la spacca. 
Decidiamo che ci meritiamo un pranzo e una birra in centro, nel quale ancora non abbiamo messo piede. Alle 16 noi pranziamo e probabilmente qualche tedesco sta cenando.
Ci diamo appuntamento con le altre all’albergo e, di nuovo con le valigie alla mano, ci trasciniamo dalla parte opposta dove queste valigie, non vediamo l’ora di sistemarle.
Di nuovo cariche come muli attraversiamo la città, trasciniamo tutte le nostre cose e arriviamo all’ambita meta. Sembra fatta.
Sembra.
Mancano ancora le chiavi da distribuire agli altri ragazzi (appuntamento in piazza alle 10), la scatola con alcune cose (tipo le lenzuola) che arriva con la macchina e tre colleghi (vorrei sottolineare che con la macchina ci hanno impiegato un tempo minore del nostro per arrivare).
Mancano ancora, soprattutto, cibo e vettovaglie.
Cena fredda. Corsa all’appuntamento, saluti risate racconti brevi, letto.
Abbiamo fatto un numero di cose che normalmente si fa in sei settimane, noi siamo qui solo da due giorni.
Si va a letto. Buonanotte.
APM Studentwohnung

giovedì 17 maggio 2012

La valigia

Mi sembra che Woody Allen abbia ben descritto una situazione in cui mi sono spesso trovata: se mantieni la calma mentre tutti intorno a te hanno perso la testa, probabilmente non hai capito qual è il problema.
Dunque, così mi sono sentita durante la strenua ricerca della valigia perduta di S. all’aeroporto di Amsterdam. D., M. e I. avevano trovato le loro grazie allo scatto di I. che aveva riconosciuta la sua. Ma S. continuava a girare ellitticamente intorno al nastro distributore di valige senza proprietari. Ma S., di che colore è la tua valigia? Colorata. Eppure continuava a snobbare tutte le valigie colorate che erano state poste a terra. Quindi abbiamo deciso di indagare più a fondo. S., ma com’è fatta la tua valigia? Allora, ci risponde, è rigida ma non troppo, più piccola di questa ma più grande di questa, ci dice indicando valigie a caso in terra. E poi, continua, è tutta coperta da simbolini, tipo cuori, la mela della Apple, cose così.
Inutile dire che dopo questa descrizione D., M. e I. hanno ritenuto opportuno interrompere le loro ricerche e lasciare che S. facesse la denuncia allo sportello per bagagli dispersi nel mondo. Gliel’hanno recapitata 48h dopo al comodo orario delle 24:00. Evidentemente la valigia li aveva flashati.