Partiamo quando nemmeno è ancora
sorto il sole da Peretola, dopo aver finito di fare i nostri traslochi
mercantili da una valigia ad un bagaglio a mano sulle bilance dell’aeroporto,
decidendo infine che, per spazio e tempo M. avrebbe messo la maggior parte dei
libri nello zaino da trekking e rimesso giusto quei due o tre paia di mutande
nella valigia. Tanto non è mai capitato niente alle valigie e poi non stiamo
volando con una compagnia low cost. Sbagliatissimo.
Si parte. Il capitano Umberto fa
un gran decollo, passano due ore e, al momento di cominciare a scendere, dopo
un po’ che ci avvicinavamo alla terra, con tanto di bollettino meteo e orario
da parte della cabina del comandante, sentiamo un altro annuncio per cui, causa
temporale nubifragio fulmini tuoni e saette non ci è stato concesso la
possibilità di atterrare. Voleremo sopra Amsterdam (da cui avevamo la
coincidenza dopo 40 minuti) per un’oretta. Ci guardiamo in viso. Ca**o.
Vabbè pensiamo, come noi non si
atterra, loro non decollano. Chiediamo conferma allo stupido steward che ci
rassicura (chiediamo anche scherzando se abbiamo abbastanza benzina, ma evidentemente
l’umorismo non è colto) e ratifica le nostre ipotesi: nessuno aereo sarebbe
decollato.
Atterriamo tra il diluvio
universale, Umberto è bravissimo, lo steward di cui sopra ci consiglia di
correre per la coincidenza.
Già avevamo decretato che visto
l’orario, le nostre valigie non sarebbero mai state imbarcate (M. comincia a
stramaledire tutto e tutti e le sue decisioni da gretta mercante a Peretola, D.
la rassicura dichiarando che ha tutte le mutande nel bagaglio a mano) e
cominciamo a correre. Inutile dire che eravamo dalla parte opposta di dove
dovevamo andare. Mai corso così tanto. Non so se avete presente l’estensione
dell’aeroporto di Amsterdam e la configurazione planimetrica ideata per far
perdere gli aerei: insomma una corsa micidiale.
Arriviamo li, tutte trafelate e
l’aereo non c’è. Non è che è partito, non c’è proprio: è stato cancellato. - Ma sul cartellone amici di Amsterdam non lo
scrivete, tranquilli! -
Si capisce cosa e dove dobbiamo
andare (chiaramente dalla parte in cui siamo arrivate) a farci cambiare il
biglietto. Inutile descrivere lo stato d’animo. Fila chilometrica, mai visto
una fila così lunga. Ci mettiamo l’anima in pace e, per tiraci su di morale,
decretiamo che forse per Hannover ci saranno altri voli in giornata dove ci
dirotteranno. Pensiero valigie ormai abbandonato.
Dopo circa due ore e mezza di
fila, una simpaticissima tipa dell’aeroporto passa tra i viaggiatori appiedati
(erano stati cancellati tutti i voli KLM) per chiedere dove andavamo e ci dice,
serafica come non mai, che “oggi i voli per Hannover assolutamente non ci
saranno, se volete potete cambiare il biglietto aereo con uno del treno per
arrivare a destinazione”. Ormai ci prende la risarella.
Chiediamo alla signorina se fosse
possibile recuperare i bagagli, ma lei dice che “It’s impossible!” e non sa
niente. Da povere ignoranti pensiamo che se il volo non è partito, i bagagli
sono per forza nell’aeroporto. Ci dice che dobbiamo passare dal banco per la
denuncia e dire loro l’indirizzo di dove ce li spediranno. Peccato che noi, un
indirizzo non ce l’abbiamo.
Passiamo comunque da dove si
prendono i bagagli e all’improvviso I. corre come una pazza verso un cumulo di
valigie che credo giacessero lì da ormai quasi tre ore. Ci avviciniamo e
troviamo tre valigie su quattro. Quella di S. non c’è verso di recuperarla.
L’aeroporto, con tutti i voli cancellati è andato in tilt e siamo già
fortunatissime ad aver intercettato i nostri bagagli. Aspettiamo comunque circa
un’ora e mezza per capire se ci fosse la vaga possibilità di sapere dove sia
l’altra valigia, come ce la spediscono e soprattutto dove. Passiamo da una
hostess all’altra, tutte bionde alte e belle, forse è sempre la stessa che
cambia solo posizione. Intorno a noi gente impazzita senza valigia con bambini
passeggini cose case animali pianeti e chi più ne ha più ne metta. La pazzia
quasi totale. Decidiamo che può bastare, ‘sta valigia non si trova, si dà un indirizzo
tra quelli che abbiamo tra le mille scartoffie e si va a convertire il
biglietto.
Si cambia il biglietto con quello
del treno (che ve lo diciamo a fare, dopo un’altra fila) e aspettiamo altre due
ore per il treno che, in “sole” quattro, ci porterà ad Hannover.
Ma non è finita qui perché
dobbiamo sempre arrivare a Braunschweig. Dico solo che saremmo dovute atterrare
alle 11:00 ad Hannover e invece alle 14:30 siamo sempre al binario della
stazione di Amsterdam per il fatidico treno. Ricordo anche che siamo sveglie
dalle 4 di mattina.
Treno, paesaggi infinitamente
piatti, noi infinitamente distrutte e col pensiero che non è finita qui. Per
aggiungere un ulteriore grado di difficoltà, il 1 Maggio in Germania è festa,
la festa più festa che ci sia e nessuno è aperto, compreso il nostro
simpaticissimo albergo della prima notte (che ormai sembra un miraggio sempre
più anelato e sbiadito) che ci invia una mail con scritto che, dato che il
check-in per questo giorno di festa è aperto fino alle 13:00, ci avrebbero
lasciato le chiavi della stanza in una scatola con un codice dietro una porta,
poi un cancello, corte, altra porta, scale porta di nuovo. Comprendiamo parole
a caso perché la mail è esclusivamente in tedesco. Grazie.
Ci aspettiamo anche gli alieni ormai,
tanto che può succedere d’altro. Chiediamo al capotreno (che ci convalida i
biglietti una cosa come dieci volte) quando sarà il treno per Braunschweig (BS),
o meglio, se c’è il treno per questa località che secondo il nostro parere
ancora non esiste. Chiaramente il signore parla solo tedesco, e te lo fa capire
come se tu povero idiota non parlassi questa semplicissima lingua e fosse tua
la colpa, e ci dà un librettino con tutti gli orari e i treni. Grazie.
In tedesco. Grazie.
Abbiamo tre ore per capirlo.
Scrutiamo i segreti delle ferrovie tedesche e comprendiamo che, una volta
arrivati a Hannover, dobbiamo catapultarci al treno per Braunschweig con tutti
i milioni di chili di valige che abbiamo. Abbiamo anche escogitato un piano,
infallibile nella teoria, con falle ovunque nella pratica: D. scende e corre a
fare i biglietti, M. scende e rimane sul binario e prende le valigie che le
altre due le passano da sopra il treno; poi inversione di rotta e si fa il
contrario con M. che sale sul treno e risale di nuovo le valigie su quello per
BS, passate dalla banchina dalle altre due. Sarebbe ritornata D. con i
biglietti e saremmo partite. Tempo per l’operazione: 13minuti.
Torna D. dicendo che un tizio
delle ferrovie tedesche le ha risposto, alla domanda: “Dove posso fare i
biglietti?” con un semplice “Sul treno”.
Sembra una cosa poco normale, ma
ci fidiamo, ci manca solo che una di noi resti a Hannover.
In fondo, pensiamo, in questo
paese che tutti osannano come il più evoluto d’Europa, si potranno fare i biglietti
sul treno. Dai, non male. Niente corse affannate per una volta.
Saliamo, chiaramente tutti posti
prenotati. Da brave italiane facciamo una specie di accatastamento-valigie
nell’unico punto più largo del vagone ma dove sembra debbano passare tutte le
persone con ogni sorta di oggetto ingombrante. Non chiediamo nemmeno più scusa,
non ne possiamo più. Stiamo li, in piedi, rette solo dal pensiero “Ma perché?”.
Attendiamo il signore dei biglietti.
Eccolo, è lo stesso che a D. ha
detto che i biglietti si fanno sul treno.
“Biglietti?!” chiede, allungando
la mano per obliterarli. Ma come, te ci hai detto che si facevano sul treno.
Silenzio. D. comincia a parlare in inglese ad una velocità supersonica e il
bigliettaio la guarda con attenzione, poi comincia a rifarle il verso per
prenderla in giro e, ritornato serissimo dice”parlo solo tedesco”.
D. cerca di spiegarsi che
dobbiamo fare il biglietto, con le uniche parole di tedesco che conosce, e ci
infila: colazione, mi scusi, che ora è e non so cos’altro.
Conclusione: biglietto
raddoppiato di prezzo, paghiamo, arriviamo. Sono le 20:16. Domanda che sorge spontanea: dalla stazione al
centro come diamine c’andiamo? Prendiamo un tram, scendiamo, giochiamo alla
caccia la tesoro con le chiavi nella scatola col codice e via dicendo, facciamo
una doccia militare di trentasei secondi ciascuno e decidiamo di inoltrarci tra
i posti chiusi di sicuro perché ricordo che è festa, a mangiare qualcosa.
Vorremmo rispondere loro: Tutto
bene!!!?????? Nessuna voglia nemmeno di spiegare, rispondiamo Si.
Si ritorna in albergo. Domani sì
che sarà una giornata impegnativa.
Dobbiamo trovarci una casa,
litigando con quelli che ce l’hanno trovata in cui però non vogliamo andare, e
capire effettivamente dove sono messe, come sono messe….con le valigie in
spalla chiaramente (e seimiladuecentogradi). Meglio dormirci su.
“E’ cominciata male, non può
andare peggio.” Mai pensarlo. Mai.
S.&I. hanno partecipato a questo viaggio della speranza...ricordiamo solo:
RispondiElimina- un H&M per comprare mutande e qualcosa per la povera S. che aveva smarrito la sua fantastica valigia(coloratissima, semi-rigida-ma-non-troppo, con sfondo nero, con disegni indescrivibili di vario genere)....invece ha trovato l'unico H&M del mondo a vendere solo ACCESSORI! Quindi S. poteva scegliere di indossare solo una collana o di andare a comprare nell'altro unico negozio da teenager una t-shirt con scritto FASHION o FUCK ME GIRL!
(abbigliamento adeguato per il futuro Plenary meeting!)
- appena arrivate a Braunschweig, il primo incontro del terzo tipo è stato con una italiana (che in realtà sembrava rumena)che ci ha detto che la città è bellissima(con la lisca)e che ci ha consigliato di andare a fare shopping ad Hannover!!...ovviamente eravamo troppo stanche per un bel MA VAFFF...
- la seconda cosa che è apparsa alla fermata del tram è stata una bara bianca in una vetrina!MAH!segno del destino?I. dopo ciò si catapulta con la valigia da 24 Kg su una tedesca in tram!!!
Bello, complimenti per l'impresa, invoglia proprio a venirvi a trovare!
RispondiEliminaM. aspettami!