Esistono dei momenti nella vita di ognuno di noi in cui si
pensa reiteratamente all’assurdità degli avvenimenti, ringraziando per il senso
dell’umorismo di cui siamo dotati. Perché è grazie proprio a questo senso dell’umorismo
che le situazioni assurde non ci portano sconforto, ma anzi, diventano il sale
dell’esistenza del suddetto periodo particolare. Allora, quando si ride tanto e
con una certa costanza, e gli episodi di cui ridere sono molti, si pensa che
dovremmo buttar giù qualcuno di questi episodi, specie se vissuti in compagnia,
per non dimenticarli nel corso della lunga vita che ci aspettiamo di vivere.
È cominciato tutto così, naturalmente, che abbiamo avuto l’idea
di aprire un blog, per far partecipi alle risate i nostri amici che vivono l’esperienza
con noi, e quelli che sono rimasti a casa, le persone che conosciamo appena e
quelli che non conosciamo proprio e in particolar modo il capitano Umberto che
ci ha portati a metà strada. Grazie Umbè.
Siamo due ragazze finite veramente per caso nella ridente
località inesistente di Braunschweig, Niedersaschen, Deutschland. Siamo due
architetti, laureate a Firenze, con vite separate e mai tangenti fino al
Novembre del 2011 quando abbiamo fatto l’esame per partecipare al dottorato
internazionale di Ingegneria Civile e Ambientale. Con un po’ di incredulità,
siamo entrate entrambe, in questo mondo di ingegneri a noi estraneo, e per di
più con borsa. E solo dopo essere state ammesse nel programma, ci rendiamo
conto di essere entrate in un vortice per cui, ve lo giuro, non esistono freni.
Questo specifico programma di dottorato richiede, per una legge immodificabile
se non per giustificazioni divine, un periodo di soggiorno all’estero forzato,
che credo abbia subito anche Dante (solo che all’epoca la parola usata per
descrivere questo periodo era più semplicemente esilio). Chiaramente, il luogo dove trascorrere il
primo periodo di esilio non è di nostra scelta, e dunque per la prima volta
nella nostra vita scopriamo della esistenza (o non) di Braunschweig.
Ecco che inizia uno dei periodi più assurdi della nostra
vita, a partire dal fatto che dobbiamo sì, trascorrere un periodo forzato di 3
mesi l’anno in questo non luogo (perdonatemi teorici dell’architettura per l’uso
incorretto ma ben descrittivo del termine), ma è impossibile arrivarci. Inoltre
M. aveva giusto giusto imparato a dire il nome di Braunschweig prima di
partire. E il tedesco di D. non solo era molto arrugginito, ma consisteva in
parole del tutto inutili come “mi dispiace”, “colazione”, oppure “treno”, “camera”
che messe insieme non salvano nessuno da conversazioni anche semplici. Come
vedrete, ridendo, si spera, con noi. E commentate, amici, commentate, siamo
sempre in cerca di nuove opinioni. E ingegneri e tedeschi, o ingegneri tedeschi,
non c’è da rimanerci male, anche voi avete tanto riso di noi, italiani e
architetti.
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